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Si possono comporre al microscopio profili specifici di persone analizzando le molecole rilasciate dalle dita sul vetro e sulla cassa dei telefoni cellulari?

Sembrerebbe proprio che l’ultima frontiera dei profiler americani, sulla scia delle ricerche specifiche rivolte in tal senso dalla University Of California di San Diego, confermino questa ipotesi scientifica e sociale.

Smart-phone e I-phone, oramai sono appendici stabili delle mani di tutti i cittadini del mondo
In essi la scienza può cogliere attitudini e gusti rivolti ad una ricerca sociale con ottime opportunità di avvicinarsi percentualmente a una realtà affatto fantascientifica.

Ogni oggetto che tocchiamo rilascia sulle dita delle nostre mani fibre vegetali e animali, molecole di cibo, briciole di pane, microbi, campioni quasi invisibili di terreno, peli animali, pollini: un campione che denota nel complesso le nostre attitudini alla vita sedentaria, attiva, sociale, gastronomica, anche amorosa.
Non si spaventino gli amanti clandestini: la ricerca è alle prime fasi ma già offre un panorama preciso delle attitudini personali, quindi, anche il cellulare, come il classico colletto della camicia o il capello rosso o biondo sulla giacca, potrebbe tradire il traditore.
Ovviamente l’indagine della facoltà di San Diego della University of California, prevede ben altre aspirazioni. La ricerca è stata dettata dalle ipotesi di un quadro sociale che, proprio agendo sullo strumento più maneggiato di questo nuovo millennio, le possibilità di ricreare un profilo del proprietario sono state lo spunto verso l’approfondimento della teoria iniziale, affascinate nella tematica, oggettiva nei risultati.
Il quadro della ricerca ha evidenziato un rapporto stretto tra il telefono e il suo proprietario. In alcuni casi, oltre allo stile di vita sociale e alimentare, anche lo stato di salute generale ha manifestato eventuali patologie in corso per la presenza di batteri significativi in percentuale e varietà.
Parallelamente anche patologie croniche si sono evidenziate nello stadio di essere in quel preciso momento curate attraverso farmaci i quali, a loro volta, riportano molecole di essi sugli schermi e la cassa cellulare.

Cardiotonici, morfine, antibiotici, antidolorifici, antidepressivi, insuline, hanno rivelato l’origine di una cura in corso del proprietario.
La ricerca ha avuto una strategia logistica scientifica: nulla è stato lasciato al caso dallo staff diretto dal professor Pieter Dorrestein, il quale ha sottoposto un gruppo di trentanove volontari, tutti di età adulta, evitando di proposito adolescenti e bambini, i quali hanno concesso il prelievo di campioni in quattro zone diverse dei propri telefonini ed in ben otto aree diverse della propria mano destra.
Alla fine del prelievo dei campioni, lo staff scientifico del professor Pieter Dorrestein ha potuto così analizzare cinquecento campioni catalogati nell’origine sia del telefono sia della mano destra di ognuno dei volontari.
Attraverso l’indagine spettrografica di massa, un delicato strumento di comune dotazione nei laboratori di ricerca, sono iniziate le indagini rivolte al ritrovamento delle molecole più disparate e con grosse sorprese durante le analisi e successive catalogazioni.
Proprio la scoperta dell’uso diffuso di presidi medici e sanitari, ha aperto la possibilità di interrogarsi, da parte di tutta la comunità scientifica, sull’elevato abuso di prodotti medicinali.
Dagli anti-fungi agli anti-depressivi, al collirio per le infiammazioni oculari ai prodotti di lubrificazione delle lenti a contatto, sino ai ritrovati della cosmesi impegnata nella ricrescita dei capelli o delle tinture coloranti. La gamma è stata ampia.

Per ciò che riguarda i cibi anche qui nessuna sorpresa ma tante conferme sulla varietà impiegata a tavola dai californiani: agrumi, spezie, cioccolato, polvere di cacao e caffè: ognuno dei trentanove volontari impegnati durante le fasi della ricerca hanno concesso di esplorare un quadro davvero ampio.
Rimane sempre alla base la constatazione di come oramai il telefono cellulare sia fondamentale per la vita di tutti quanti e in questa determinazione sarebbe opportuna una riflessione sulla schiavitù dei telefonini nella vita di tutti i giorni.

 

Per tornare alla ricerca scientifica della facoltà di San Diego dell’University of California, il team del professor Pieter Dorrestein ha inoltre determinato, senza grandi margini di errore, il sesso del proprietario del telefonino, rimanendo all’oscuro sui dati anagrafici e generici dei volontari, concludendo con alta percentuale di approssimazione al 100% la determinazione del sesso del proprietario di ogni apparecchio cellulare.
Dal team scientifico a quello analitico e sociologico il passo è stato breve: come ha spiegato, sia alla stampa che agli organi accademici la dottoressa Amina Bouslimani, grazie a questa ricerca la scienza può determinare i gusti personali di ognuno, percentualizzarli, riportarli su larga scala.
Quella che potrebbe apparire come una simpatica attività di laboratorio apporta invece riflessioni di tipo subliminale e distopico: la coscienza può controllare ognuno di noi grazie a semplici tamponi della mano o del telefono, ricavando dati sensibili ideali per essere ceduto alle grandi multinazionali del consumo.
Immaginate una tabella di preferenze come potrebbe divenire rapidamente oggetto di scambio da parte di scienziati e multinazionali, fornendo dati e gusti, situazioni personali per le quali ideare fantomatiche campagne mirate nelle diffusione e condizionamento d’acquisto dei prodotti.
Lo stesso valore lo potrebbe riportare alle autorità investigative: dal cellulare di una vittima un investigatore preparato, una sorta di C.S.I. 2.0, potrebbe determinare indizi al fine di condurre un’indagine indiziaria sino alla possibilità di allestire un processo attraverso ogni forma di reperimento dati atti ad incriminare un presunto colpevole.
Lo staff, in particolar modo, e lo a ribadito la dottoressa Amina Bouslimani, si riserva di confidare in uno sviluppo diverso in ambiti legislativi perché lo schermo del vostro cellulare non è l’impronta digitale. Al contrario sono i dati compromettenti che contiene, a poter fornire spunti d’indagine alla polizia scientifica.
La volontà degli accademici di San Diego è quella che tutto rimanga all’interno di una divertente ricerca sociologica.

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